14.9.04

Un sottile filo rosso unisce "Fahrenheit 9/11" a "The Terminal"

Dopo un 'sognante' prologo che racconta i retroscena della vittoria elettorale di G.W.Bush,Michael Moore ci fionda direttamente nell'America post-11 settembre.Niente Twin Towers,non c'è bisogno di vedere ancora una volta quelle immagini,molto meglio gli sguardi sconvolti degli americani,perchè è di americani che narra questo documentario:gli americani tenuti in ostaggio da una strategia del terrore;americani spiati da un opprimente "Patriot Act";americani pacifici controllati dai servizi segreti;americani inorriditi dai rapporti fra le famiglie Bush e BinLaden;americani mandati sul fronte a morire;americani che piangono i propri figli.Sono quegli americani che non si sentono rappresentati dal loro presidente,uno stupido incapace di una qualsiasi decisione se non consigliato e quando è consigliato è per assecondare gli interessi dei 'soliti noti'.Moore ci mostra tutto questo dosando ironia (nella prima parte del documentario) e dramma (soprattutto nella seconda),con la speranza che i cittadini non si siano rassegnati a tutto questo.La sequenza più impressionante è nei titoli di testa,quando vediamo Bush,Rumsfeld,la Rice e compagnia bella sotto i "ferri" del make-up:sono volti che si nascondono dietro un sofisticato trucco per parlare all'opinione pubblica.C'è bisogno di aggiungere altro?Moore scolpisce la coscienza morale con "Fahrenheit 9/11",cosa non facile per un film, seppur documentario.Siategliene grati.
Negli ultimi tempi,Spielberg ha abbandonato la fantasia e ha ben piantato i piedi per terra.Stavolta li pianta nell'enorme terminal di un aeroporto per narrarci la tragicomica storia (vera) di Victor,un uomo bloccato all'interno di un aeroporto da cui,per cause burocratiche,non può uscire.Un pò assente è la mano di Spielberg nella regia ma è anche vero che la storia non avrebbe avuto ugual bellezza se non grazie alle atmosfere da lui create.Tom Hanks è in stato di grazia e risulta credibile anche come russo,mentre Stanley Tucci è a sua volta formidabile.Forse solo la Zeta-Jones avrebbe potuto fare di meglio.Ma ciò che più salta all'occhio(o alla coscienza)di "The Terminal" sono le sensazioni trasmesse da tutto ciò che circonda Tom Hanks.Come in "Minority Report",Spielberg lancia un messaggio ben chiaro dell'America moderna,dove lo straniero è visto come una minaccia,dove la gente vive in un terrore costante e perpetuo e dove la sicurezza è fondamentale,a costo di sacrificare molti dei diritti della gente.Tutto questo ci viene a mente nel guardare Tom Hanks intrappolato in una terra di nessuno e costretto a sopravvivere come meglio può.E' questo che Spielberg cerca di farci capire,l'attuale situazione post-11 settembre.E con una storia del genere fra le mani solo a lui poteva riuscire.

2 Commenti:

Blogger Fabrizio scrive:

Mi trovi in pieno accordo con le tue recenzioni...del resto,sei sempre stato un asso nello scriverle!!! Continua così!

14/9/04 22:10  
Blogger Massimo Manuel scrive:

Grazie (L) ;)

17/9/04 23:54  

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